Alpinismo e Solidarietà: è un appuntamento importante con alcuni "grandi" alpinisti che hanno scelto di dedicare la loro "arte" alla sensibilizzazione e all'aiuto concreto verso i bambini del Terzo Mondo, bambini che non hanno avuto la fortuna di nascere e crescere ai piedi delle nostre splendide montagne.

I nostri alpinisti ci raccontano il loro alpinismo attraverso immagini uniche e suggestive, richiamano l'attenzione degli "appassionati della montagna" alla solidarietà verso chi si trova in condizione di grande povertà.

Molti Alpinisti che hanno aderito all’iniziativa dell’Associazione Serenella Onlus, “Alpinismo e Solidarietà”, sono di fama nazionale e internazionale, molti sono dei professionisti, di certo sono uomini sensibili a trasmettere il messaggio di solidarietà a 360 gradi.

Per questo motivo hanno scelto di offrire, senza alcun compenso, almeno una serata all’anno per aiutare le persone e i bambini in particolare che non hanno ciò che noi abbiamo.

Gli alpinisti che aderiscono ad "Alpinismo e Solidarietà" sono uomini sensibili alla carità e impegnati nel sociale, infatti qualcuno addirittura porta avanti personalmente dei progetti di solidarietà con fatti concreti e con testimonianze.

 

 

 

ARMANDO ASTE

Armando Aste è nato a Isera, in provincia di Trento, il 6 gennaio 1926 è uno dei massimi alpinisti italiani del dopoguerra. Ha svolto la sua attività alpinistica soprattutto nelle Dolomiti, dove ha risolto numerosi problemi di estrema difficoltà: prime ascensioni assolute, prime invernali e prime solitarie di livello internazionale sono il curriculum di questo alpinista che per umiltà e modestia non è mai giunto alla ribalta ed è poco noto al pubblico non alpinistico. Forte di una Fede religiosa che non conosce incertezze, Aste si è avvicinato alla montagna con infinito rispetto e per trarre da questa esperienze valide alla propria vita spirituale. Tra le sue imprese più significative vanno citate la prima salita solitaria della via Couzy sulla parete Nord della Cima Ovest di Lavaredo, la prima solitaria della via Brandler-Hasse sulla parete Rossa della Roda di Vael nel Catinaccio, la prima soliaria della via Graffer-Miotto sullo Spallone del Campanil Basso di Brenta con la variante Pooli-Trenti e discesa per la via Preuss, la via Dell’Ideale sulla parete Sud della Marmolada, giudicata da molti come una delle vie più difficili delle Dolomiti. Particolarmente importante la prima ascensione invernale della via Carlesso-Sandri sulla parete Sud della Torre Trieste, in quanto segnò l’inizio del grande alpinismo invernale nel gruppo della Civetta e nelle Dolomiti. Altre imprese di grandissimo rilievo sono: la parete Nord-Ovest della Punta Civetta, il Gran Diedro sulla parete Nord del Crozzon di Brenta, la via della Canna d’Organo sulla Marmolada di Rocca e due vie aperte sulla parete Sud del Piz Serauta, la direttissima Nord della Punta Chiggiato al Focobon, la via Concordia e “Aste-Salice” sulla Cima d’Ambièz, l’Aste-Susatti sulla Cima di Pratofiorito, la via Sullo Spallone del Campanil Basso e lo spigolo Nord-Est dello Spiz d’Agner nord nelle Pale di S. Martino. Aste ha coronato la propria attività alpinistica con la prima ascensione italiana della parete Nord dell’Eiger.

L’attività di Aste non si è limitata alle Dolomiti, ma si è estesa anche alle montagne extraeuropee. Nelle Ande Patagoniche ha vinto la Torre Sud del Paine lungo un itinerario di difficoltà eccezionale ed è stato protagonista di uno sfortunato tentativo di nuova salita sul Fitz Roy.

 Autore di due libri di montagna: “Cuore di roccia” e “Pilastri del cielo”, ha pure realizzato diversi films a soggetto alpinistico ed ha tenuto molte conferenze in Italia per illustrare le sue imprese. Armando Aste che risiede, con la moglie Nedda, a Rovereto (Trento) è Accademico del C.A.I., Socio Onorario del C.A.I., membro del G.I.S.M. e socio del H.G. “Bergland” di Vienna.

Aste per propria scelta non ha mai voluto fare dell’alpinismo una professione, anteponendo all’attività in montagna gli impegni che richiedono il vivere civile e sociale.

 

 

GIULIANO BRESSAN

Giuliano Bressan, alpinista, Istruttore Nazionale di Alpinismo, Accademico, Presidente di Commissioni Tecniche, membro del Soccorso Alpino, scrittore.

Giuliano Bressan non ama farsi conoscere attraverso questi ruoli. Per lui una vita dedicata all’alpinismo i rapporti sono, ancora ed esclusivamente, fatti di persone, luoghi, incontri, esperienze, passione. Nato a Padova nel 1948, scopre il mondo della montagna verso i vent’anni grazie alle gite, nelle Dolomiti, con i padri Gesuiti. Inizia ad arrampicare nel 1973, nel periodo del Nuovo Mattino che lo forma come alpinista classico, stile al quale rimane tuttora costantemente fedele. Gli anni che seguono lo vedono impegnato in nuove ascensioni, prime ripetizioni, salite di estrema difficoltà, alcune spedizioni extraeuropee, conciliando la vita di alpinista con quella del lavoro (è impiegato presso il CED di un Istituto di Credito) e della famiglia in cui Anna, la sua compagna, seguendolo nei viaggi e sostenendolo costantemente, diventa co-protagonista silenziosa dei suoi successi.

Giuliano Bressan ha al proprio attivo, oltre a più di 800 salite su tutto l’arco alpino, anche svariate spedizioni alpinistiche in paesi extra-europei (America del Sud, Stati Uniti, Africa). Valente fotografo, nelle sue presentazioni sa conciliare l’aspetto sportivo-alpinistico con le componenti paesaggistiche, culturali e sociali che sempre si accompagnano nei suoi viaggi. Per la notevole attività di alto livello svolta, entra nel 1990 a far parte del Club Alpino Accademico Italiano (Gruppo Orientale). In parallelo ed in simbiosi all’attività personale ha dedicato e continua a dedicare molte delle proprie energie nell’ambito dell’insegnamento con la qualifica d’Istruttore Nazionale di Alpinismo. Dal 1999 è alla presidenza della Commissione Centrale Materiali e Tecniche del CAI; fondamentale il suo apporto alla realizzazione di molti manuali per le Scuole di Alpinismo.  

 

 

PAOLO CALZÀ, "TROTA"

Paolo Calzà, ”Trota”, è nato a Riva del Garda il 19-9-1966. Grazie ai genitori comincia a salire le montagne già all’età di quattro anni. Molte sono le montagne, tra cui le più alte del Trentino, provò, con l’insegnamento dello zio, a salire le prime pareti, percorrendo vie attrezzate, prima vicino a casa e poi in tutte le Dolomiti. All’età di diciassette anni comincia ad arrampicate in Falesia nella Valle del Sarca e dopo una prima esperienza in Dolomiti, da secondo di cordata sullo spigolo della seconda Torre di Sella, affronta dopo pochi mesi d’attività, la sua prima via da capo cordata, la via dei Fachiri sulla cima Scottoni, capii di sentirsi a suo agio, nel confrontarsi in situazioni difficili, nel ripetere salite sempre più belle ed impegnative. Provò a cimentarsi in ripetizioni d’itinerari difficili, come, Modern Zeiten, Olimpo, Variante Italia, Ombrello al Sole, sulla gran parete Sud della Marmolada, sulla cima del Sass Maor nelle Pale di San Martino, ripete per due volte la Supermatita in terza e quarta ripetizione, un capolavoro di Manolo, e la Biasin Scalet, sulla parete del Pilastro di Mezzo nel Gruppo del Sass dla Crusc una via storica di Messner e la Mephisto, la via Maria sul Crozzon di Brenta, una delle più belle arrampicate Gruppo Brenta, nel gruppo della Vallaccia in Marmolada ripete la via Stenico e la via dei Cinque Muri e la prima libera della Via dei Bambini, tutte con difficoltà nell’ordine del settimo e ottavo grado. Lo affascinava arrampicare solo, senza corda, provando prima sulle pareti di casa su itinerari sportivi e classici nell’ordine massimo della difficoltà di 7a e poi come prima esperienza la Detassis alla Brenta Alta, la Fermann al Campanil Basso con discesa dalla normale, la Livanos, al Crozzon di Brenta e la Fox Stenico sulla parete della cima d’Ambiez d’inverno. D’inverno salii la Livanos sul Crozzon di Brenta in quattro giorni di permanenza in parete, e la Bellenzier alla Torre D’Alleghe, sulla parete più fredda delle Dolomiti, la Nord del gruppo del Civetta.
Il suo primo viaggio fuori dell’Europa, è stato in Patagonia, cercando di vedere com’erano le altre montagne del mondo, poi attratto, tornò per salire il Cerro Torre per la Via Maestri, la normale del Compressore, tentò di salire il Fiz Roy, nel 2001 con un gruppo di forti alpinisti cerco di salire una via sulla parete Est del Cerro Torre arrivando a 300 metri dalla Cima. 
Nel 1989 dopo un paio d’anni di corsi diventa Guida Alpina, ora vive ad Arco con la moglie Mariangela ed il figlio Andrea.

 

 

FAUSTO CAMERINI

Fausto Camerini è nato a Brescia il 27 aprile 1953 e risiede con la moglie a Gussago (BS). Inizia a sviluppare giovanissimo la passione per la montagna con escursionismo, trekking, ascensioni  ed arrampicate classiche su tutto l’arco alpino, in particolar modo nelle Alpi occidentali e nel gruppo dell’Adamello del quale è profondo conoscitore ed esploratore. Trekking ed ascensioni nelle Ande Perù ed Ecuador. Dal 1989 Istruttore della Scuola «Adamello» della sezione di Brescia del Club Alpino Italiano.

Camerini lavora come responsabile della Sicurezza e dell’Ambiente in una azienda chimica. Pubblicista iscritto dal 1990 all’Ordine dei giornalisti collabora al quotidiano Brescia Oggi con due rubriche fisse settimanali su argomenti di  montagna oltre ad articoli e servizi su alpinismo, escursionismo e recensioni di libri di montagna. Cura per la rivista Adamello del CAI di Brescia la rubrica Prime ascensioni e collabora con numerose riviste su argomenti legati all’alpinismo e alla montagna.

Fausto Camerini ha pubblicato:  Itinerari di Casa Nostra (Edizioni Bresciaoggi), 1990. Adamello-Presanella (Edizioni Nordpressi) giunto alla seconda ristampa), 1991. La Conca del Baitone (Edizioni Nordpress), 1994. Il trekking delle Chiesette Alpine - Dalla Valcamonica al lago di Garda (Edizioni OBCA), 1997. La Maddalena (Edizioni Brixia), 1998. I trekking bresciani (Edizioni CAI Brescia). Nel 2001 con l’amico Giuliano Stenghel (Sten) scrive di corsa Il Grido del Gabbiano (Edizioni Serenella), ristampato nel 2002 con il titolo di Il Garda verticale (Zetabeta Editore). Di recente Fausto ha presentato Zaino in Spalla (Zetabeta Editore). Itinerari nelle Orobie, Massiccio dell’Ortles Cevedale, Adamello e Presanella, Le tre Valli Bresciane, Monti del Garda, Alpi di Ledro. Incaricato, nel 1998, dal CAI centrale della redazione del volume Prealpi Bresciane ed Alpi di Ledro, nel 2004 ha completato il lavoro con la presentazione del libro nella prestigiosa collana «Guida ai monti d’Italia». Ottimo fotografo tiene numerose serate e conferenze.  

 

 

LUCA CAMPAGNA

Luca Campagna nasce a Rovereto il 9 aprile 1967 e vive a Zocchio, un piccolo paesino della Vallarsa vicino a Rovereto in provincia di Trento con Barbara la sua ragazza e la sorella Cristina.

Appassionato di sport da sempre inizia prestissimo la sua attività sportiva, per sei anni pratica l’atletica leggera a livello agonistico che lascia a 17 anni per dedicarsi definitivamente all’alpinismo. Si forma in quella scuola d’alpinismo che è l’ambiente roveretano arrampicando con maestri come Graziano “Feo” Maffei, Giuliano Stenghel, Sergio Martini, acquistando pian piano sensibilità per quello che è per lui l’aspetto più affascinante dell’alpinismo e cioè il contatto con i grandi spazi naturali incontaminati. Negli anni si dedica a tutte le branche dell’alpinismo compreso quello solitario e lo sci estremo che lo portano a ripercorrere centinaia di vie classiche e moderne in Dolomiti, Monte Bianco e Alpi centrali.

Su roccia, in Dolomiti apre piu’di venti vie nuove, si dedica alle cascate di ghiaccio e nel 1993 inizia l’attività extraeuropea con la spedizione al Broad Peak m. 8048. Successivamente altre due spedizioni agli 8000 Tibetani e Nepalesi e nel ‘96 dopo aver raggiunto la vetta del Manaslu m. 8167 in compagnia di Sergio Martini senza ossigeno ne portatori il tragico copione che si ripete spesso sugli 8000 ; la bufera che ostacola e rallenta la discesa degli alpinisti e la morte per sfinimento di un compagno Giapponese. Si dedica anche alle cascate di ghiaccio aprendo nuovi itinerari e vivendo entusiasticamente con diversi compagni tra cui Diego Mabboni la nascita del Dry Tooling. Negli anni a seguire sarà nell’Artico (Terra di Baffin , Artico Canadese ) poi in Madagascar, nella Yosemite Valley in California, e nel 2001 con Fabio Pasini attraversa la penisola di Cumberland nell’Artico Canadese.

Ora, mentre continua ad arrampicare, sogna la Groelandia e i Poli. Luca ha un fisico incredibile: alto, magro, un talento naturale, ma non ha nessuna voglia di passare le ore sulle piccole falesie. Ama la montagna e, in particolare, la ricerca del problema alpinistico, la gioia di aprire nuove vie, e così via.  

 

PINO DELLASEGA

 

Nato a Predazzo (TN) il 5 gennaio 1955 ed ivi residente in Via degli Alpini, nr. 11, maestro di sci di fondo e snowboard, istruttore internazionale di Nordic Walking, istruttore e cartografo di orienteering, allenatore di sci di fondo.

Ha fatto parte per 27 anni del Gruppo Sciatori Fiamme Gialle di Predazzo.

Nell’orienteering ha partecipato a 11 Campionati del Mondo e conquistato 17 titoli di Campione Italiano Assoluto.

Ha scritto tre libri:

  • “Nordic Walking – camminare con i bastoncini”

  • “Emozione Nordic Walking”

  • “Il Cristo pensante delle Dolomiti”.

Ha ideato e tracciato il Trekking del Cristo Pensante delle Dolomiti ed il Trekking delle Leggende di Fiemme, Fassa e Primiero.

Nel 2008 fonda la Scuola Italiana di Nordic Walking formando oltre mille istruttori che svolgono l’attività in tutta Italia.

Nel 2009 inventa e brevetta il Brain Walking, metodo innovativo di formazione aziendale.

 

 

FAUSTO DE STEFANI

Fausto De Stefani esprime così il suo concetto di alpinista:

«Vado alla ricerca di oasi dove il pensiero e i sogni camminano parallelamente.

Mi capita spesso di voler bloccare un sogno, di fermare il tempo.

La corda di canapa sale lentamente, alla sua estremità è legato un vecchio montanaro».

Nato in Italia nel 1952, in provincia di Mantova. Inizia giovanissimo l’attività alpinistica. A vent’anni è istruttore provinciale di addestramento di salita su roccia e ghiaccio.

Dal ’72 si dedica con successo a scalate su pareti di roccia e ghiaccio, aprendo nuove vie su tutto l’arco alpino. Diviene Istruttore nazionale di alpinismo del CAI.

Inizia la sua attività alpinistica extraeuropea nel 1979 con salite in Africa, nelle Americhe, in Asia caratterizzando le sue spedizioni con la particolare attenzione ai temi naturalistici e ambientali e la riduzione all’essenziale dell’attrezzatura.

Nel 1983 sale il K2, la sua prima vetta sopra gli 8000 metri.

In seguito, oltre ad ulteriori esperienze in america Latina, rende assidua la sua frequentazione in Asia, in Himalaya e Karakorum, dove, tra i pochi al mondo, sale tutte le 14 montagne oltre gli 8000.

Nel frattempo, nell’84 è nominato Accademico del CAI e qualche anno dopo è nominato anche Accademico del Groupe Haute Montagne francese.

Intensifica il suo impegno di sensibilizzazione per i temi ambientali e nel 1988 è tra i fondatori e membro della Giunta Esecutiva dell’associazione internazionale “Mountain Wildnerss”, di cui dal 1993 è garante internazionale. È in prima linea nelle manifestazioni ambientalistiche dimostrative a favore di un maggior rispetto dell’ambiente. Tra le più significative di queste, si ricorda “Free K2”, l’intervento internazionale in alta quota in Karakorum.

Affina la sua attività di fotografo naturalista ed espone le sue immagini in molte città europee. Da quindici anni svolge attività di educazione ambientale con conferenze e mostre didattiche in scuole ed università.

Attualmente è impegnato nella realizzazione del progetto “Una scuola in Nepal”, di cui è promotore.

 

 

MAURO FRONZA

Mauro Fronza nasce a Trento il 24 maggio del 1964 e vive, con la moglie Donatella e la figlia Lisa, a San Nicolò di Trento. Nel 1988 diventa Guida Alpina e nel 1997 è Istruttore delle Guide alpine. Studente d’arte, Mauro Fronza, per gli amici “Mauretto”, arriva all’arrampicata giovanissimo: a 18 anni ripete molte vie estreme della Val del Sarca e delle Dolomiti. Fronza ha al suo attivo salite in quattro continenti e in ambienti molto diversi. Piatto forte sono le prime invernali come la via Bellenzier sulla Torre d’Alleghe, via Cassin alla Torre Trieste nel Gruppo del Civetta, via della Cattedrale sulla Parete Sud della Marmolada, la via Vinco Reali al Cimon della Pala, prima solitaria invernale alla via delle Aspiranti Guide al Pilastro Bruno delle Cime di Campiglio (Gruppo di Brenta). Nel Brenta, Mauro Fronza ha percorso quasi tutte le vie classiche: via delle Guide e Diedro Aste (Crozzon di Brenta), via Detassis (Brenta Alta), Il volo dell’aquila sulla Torre Gilberti (Cima Tosa), ecc. Ben presto l’arte di “Mauretto” sprigiona le sue prime nuove ascensioni e traccia una via nuova lungo lo Spigolo Ovest di Cima Roma e un itinerario sulla 13° Torre di Kiene (Brenta). Sulle Tre cime di Lavaredo supera in arrampicata libera la via Hasse Brandler sulla Cima Grande e la via Comici. In Val di Mello il Precipizio degli Asteroidi. Numerose le sue realizzazioni in alta montagna su vie classiche di ghiaccio e misto: Parete Nord del Cervino, parete Nord dell’Ortles con la variante Messner, solitaria sul seracco pensile della Presanella, Nord del Gran Zebrù, solitaria allo Sperone della Brenva sul Monte Bianco.

Infine l’attività extraeuropea, iniziata nel 1986 con una via nuova su un seimila inviolato dell’Himachal Pradesch-Himalaya.

“Mauretto”, nel 1988 tenta, sempre con l’amico Corn il Cerro Torre ma rinuncia a causa del brutto tempo. Fa un altro tentativo due anni dopo, questa volta in compagnia di Fabio Leoni e Mauro Giovanazzi. I tre avevano in programma la salita del Fiz Roy, del Cerro Poicenot e, infine, del Cerro Torre. In Alaska, Fronza sale il Monte Mc Kinley, la Nord-Ovest dell’Hunter. Poi ancora in America lungo le vertiginose vie del Capitain (via West Face), sul Nostrum (via Regular North line), Canyon Lands nello Utah, Rifle (Colorado). Infine il Karakorum pakistano con la prima salita alla Torre degli Orsi in compagnia di David Jonathan Hall e del forte alpinista roveretano Maurizio Giordani. Nota curiosa: proprio con quest’ultimo, pochi anni prima, si era divertito a salire le Piramidi d’Egitto. Di recente ha compiuto un viaggio esplorativo nel Kun Lun Shan, fra il Tibet e la Cina con numerose salite sui cinquemila e i seimila.

Fronza ama la fotografia: un’arte che trasmette con passione e grande capacità attraverso le immagini: stupende le sue fotografie in bianco e nero pubblicate sul libro di Omar Prandi “Kun Lun Shan, una spedizione nel 2000… cent’anni fa”.

 

 

MARCO FURLANI

Marco Furlani, nato a Trento il 30-08-1956, inizia ad arrampicare giovanissimo nelle numerose palestre intorno a Povo, sobborgo di Trento. Un gravissimo incidente in palestra di roccia mentre si stava allenando non lo induce a smettere, e dopo un recupero a dire poco miracoloso ricomincia faticosamente la via dei monti. I suoi miti sono Cesare Maestri e Marino Stenico, da quest’ultimo apprende anche i rudimenti della tecnica. Con compagni diversi, comincia ad arrampicare prima in Paganella e poi nelle dolomiti, dapprima su vie facili poi via via sempre più difficili, come la via delle Guide al Crozzon di Brenta a 16 anni, vie Cassin e Comici alle Lavaredo a 17 anni, ha una visione romantica dell’alpinismo ed ancorata al concetto classico e che vive in totale libertà senza farsi condizionare da stress prestazionali, è questo forse il segreto di una così lunga continuità negli anni.
Nell'arco di 30 anni di attività ripete circa 2000 vie, conta un centinaio di prime ripetizioni, 10 prime ripetizioni nazionali, 20 prime grandi invernali, la disciplina che più lo affascina è l’esplorazione e l’apertura di vie nuove 50 circa sulle dolomiti, in valle del Sarca e monti Tatra Slovacchi.
Nel 1979 è uno dei primi Italiani che cogliendo i grandi cambiamenti che sconvolgeranno più tardi l’ambiente alpinistico, vola con altri tre compagni fra i quali Elio Piffer di Povo oltre oceano negli Stati Uniti nel parco di Yosemite (California), santuario del cambiamento, sperimentando quelle che saranno poi le nuove tendenze tecniche e filosofiche che tanto influiranno successivamente sull'alpinismo nel vecchio continente, tutto quello che riesce a recepire lo metterà in opera sulle nostre dolomiti e nella valle del Sarca.
È profondo conoscitore dell'alpinismo dell'Est europeo, molte le visite sui monti Tatra Cecoslovacchi e sulle torri di arenaria nel paradiso di Boemia dove compie diverse prime ripetizioni italiane, ha arrampicato con successo nei maggiori centri europei nel Verdon (Francia), diverse salite in Spagna ai Mallos de Riglos e Palma de Maiorca, ed alle Meteore in (Grecia).
Nel 1980 il C.A.I. lo nomina Accademico (il più giovane d'Italia), nel 1983 le altre due massime onorificenze europee: l'Accademico D'Austria ed il G.H.M.(Francese), nel 1987 consegue il brevetto di "Guida Alpina Maestro D'alpinismo" lavoro che attualmente per parte dell’anno svolge per vivere.
Nel 1990 vince a Trieste la prima edizione del premio “Bruno Crepaz” premio indetto dalla famosissima sezione xxx ottobre, come migliore alpinista Italiano che in quell’anno si era distinto nell’apertura di vie nuove.
Nel 1999 il G.I.S.M. (Gruppo Italiano scrittori di montagna) gli assegna il premio alpinistico Giovanni De Simoni con la seguente motivazione: “Per l’eccezionale attività alpinistica ed esplorativa”.
Ha tenuto conferenze in tutto il nord Italia dove gli è sempre stata riconosciuta una simpatia espositiva non comune, Nel 1995 pubblica un riuscito lavoro editoriale dal titolo: Arrampicate in Dolomiti, edizioni Cierre,  pubblicazione molto ben curata che descrive 70 ascensioni poco conosciute nelle dolomiti rivelatasi un successo.
Ha scritto diversi articoli per il Bollettino della S.A.T. ed attualmente sta lavorando ad un libro autobiografico, attenta indagine dove da osservatore prima e da protagonista poi è stato testimone importante dell’alpinismo Trentino.
Residenza: Pietramurata via Cavedine, 21/B - 38070 TRENTO (Valle del Sarca).
Tel. 333-3492467 — e-mail:magicofurly@libero.it —Sito web: www.dolomitiavventura.it

 

 

FABIO GIACOMELLI

Fabio Giacomelli, nasce a Trento il 16-2-1958 e vive con Silvana e Alessio e Debora a Sardagna di Trento. Muove i primi passi sulla roccia nel 1975, scalando le montagne di casa (sulla Vigolana). Fabio arrampica da quasi trent’anni portando avanti una tradizione di famiglia: infatti il fratello maggiore Franco è Guida alpina, Renata Rossi, la compagna di quest’ultimo è stata a sua volta la prima Guida Alpina italiana. Il fratello Gigi, caduto durante un’ascensione solitaria nel Gruppo di Brenta, è stato uno straordinario arrampicatore, uno dei più forti della sua generazione. Giorgio il più giovane anch’egli con questa passione.

Fu proprio il “richiamo di sangue” ad avviarlo all’arrampicata su roccia, cogliendo i primi successi nella Valle del Sarca con numerose prime ascensioni e le prime ripetizioni delle vie più difficili nelle falesie appena chiodate (sono gli anni ottanta). Prima di dedicarsi all’attività alpinistica praticò molti sport che concorsero nel permettergli di sviluppare un fisico leggero e potente allo stesso tempo.

Negli stessi anni esperimenta l’arrampicata sulle torri di arenaria in Cecoslovacchia in compagnia di undici tra i più forti arrampicatori italiani e decide di sperimentare l’arrampicata estrema degli USA ripetendo molte vie sulle montagne del Colorado, Wyoming, Yutha e California. Fabio è un alpinista completo, dotato di grandi doti arrampicatorie che gli permettono di aprire moltissime vie nuove lungo le pareti più difficili delle Dolomiti, in particolare del Gruppo di Brenta. All’inizio degli anni novanta decide di “vivere” l’esperienza dell’attività speleologica, entra in un altro mondo, quello più nascosto ma altresì affascinante. La sua determinazione e passione per tutte le cose che decide di sperimentare lo portano ad eccellere in tutti i campi ed in breve tempo entra a far parte del soccorso Speleologico Trentino. Per diversi anni si dedica alla speologia senza però trascurare il grande alpinismo: le grandi arrampicate, le cascate di ghiaccio e persino lo sci d’alpinismo. Fabio si dedica con entusiasmo anche all’arrampicata sportiva e al canyoning mantenendo fede alla sua peculiarità di salire “sopra e sotto terra”.

L'1 gennaio 2010 mentre scala la parete Est del Cerro Torre, una valanga lo travolge uccidendolo.

Caro Fabio, grazie di cuore per aver collaborato con noi dell'Associazione Serenella e di aver aiutato così i nostri bambini. 

 

 

FRANCO GIACOMONI

Franco Giacomoni, nato a Povo (TN) il 13.10.1948.

 Coniugato con Daniela, 2 figlie.

Iscritto alla SAT dal 1965.

Presidente della Sezione di Povo da 1990 al 1998.

Presidente del Convegno CAI Trentino Alto Adige dal 1998 al 2003.

Presidente della SAT dall’aprile 2004.

Cofondatore dello Sci Club Marzola.

Frequenta la montagna da subito, inizia ad arrampicare, mai a grandi livelli, con gli amici della Sezione. In inverno, fino ai primi anni ’70, di dedica alle gare di fondo, partecipando alla 1a Marcialonga.

Il lavoro lo allontana poi, per una decina d’anni dall’alpinismo impegnativo.

Riprende la sua onesta attività verso gli anni ’80 privilegiando, in quel periodo, le salite su ghiaccio e i 4.000 delle Alpi.

Nel 1994, con due amici della Sezione realizza il sogno di recarsi su montagne extraeuropee. È in Bolivia dove sale l’Huyana Potosì e l’Illimani.

Nel 2001 è in Perù dove sale il Nevado Ishinca, il Pisco e il Tocclaraju.

Continua la sua attività alternando salite su ghiaccio, non impegnative vie di roccia, escursioni, sci alpinismo, fondo.

Nel 2006, con Daniela assieme ad un gruppo di amici trentini e di altre regioni è finalmente in Nepal e Tibet dove, risalendo la valle dell’Humla, realizza il suo secondo sogno: la Kora del Sacro Monte Kailash.

 

 

MAURO GIOVANAZZI

Mauro Giovanazzi è nato nel 1963 con già la passione dalla montagna nel sangue. A 15 anni risale il primo vero successo: la vetta del Cervino, facendo la traversata da Cervina a Zermatt.

Ha salito tantissime (circa 1000) vie artificiali e classiche delle dolomiti prima e poi le esperienze si sono allargate a tutto l’arco alpino, con la salita alla Nord del Cervino, delle Jorasses ecc.

Alpinista appassionato di tutti i terreni: roccia, ghiaccio, misto, sci.

Dopo essere diventato Guida Alpina nel 1987, il desiderio di conquista e la voglia d'avventura si fanno sempre più forti. Così, nel 1990 ha “coronato” la prima spedizione in Patagonia e la salita al Fitz Roy, per la via Franco Argentina e l'Auguille Poicenot per la via don Willam e un tentativo al Cerro Torre che salirà poi nel 1993.

Nel frattempo, avventura e passione si tramuta in attività professionale, fondando la Scuola d'Alpinismo delle Guide Alpine ad Arco, condivisa nel periodo invernale, con la professione di Maestro di sci alla Scuola "PANAROTTA 2002".

Altre spedizioni in Patagonia aumentano le esperienze, tra tentativi alla parete Sud del Torre e una splendida nuova via alla parete Ovest della punta Herron (Monnalisa).

Ha arrampicato sulle famose pareti del Capitan in California e salito delle bellissime vie in Namibia (Africa) su dei graniti splendidi. 

Istruttore Nazionale delle Guide Alpine segue i corsi di formazione professionale.

Esercita la professione di Guida Alpina e Maestro di sci a tempo pieno — con grande soddisfazione personale — proponendo tutte le attività classiche sulle Alpi e, in periodi vari, trekking extraeuropei.

Appassionato di riprese cinematografiche, propone serate di film di montagna e spedizioni effettuate nel mondo che raccontano la sua grande passione.

 

 

ROLANDO LARCHER

Rolando Larcher (Rolly) è nato nel 1965, vive a Mattarello assieme a Letizia e al figlio Alessandro. Lavora alla Questura di Trento. Ha iniziato a scalare nel 1981 e dal 2000 fa parte del prestigioso Club Alpino Accademico Italiano. Papà Renato, fortissimo arrampicatore, gli ha trasmesso la passione per l’alpinismo. Dopo essersi dedicato alle falesie e alle gare con risultati di livello altissimo, nel 1988, prova a sperimentare uno stile nuovo che forse avrebbe appagato il suo bisogno di difficoltà, di estetica e di qualità della roccia. Quest’esperimento consisteva nel cercare linee compatte, non proteggibili con metodi tradizionali, scalarle in libera dal basso, usando il trapano elettrico solo per mettere le protezioni e mai per la progressione. Rolando scopre così la sua dimensione ideale, il connubio perfetto per le sue due grandi passioni: l’arrampicata estrema e la montagna. Da allora ha continuato evolvendo e migliorando questo stile, portandolo dalle Dolomiti alle montagne del Messico, del Madagascar, del Marocco, della Turchia. Larcher ha scalato anche in Australia, Thailandia, Libia, Argentina, Canada e più volte negli Stati Uniti. Considerato tra i più forti arrampicatori, attualmente continua per questa strada, che necessita di molta preparazione atletica e di molta falesia, scoprendo in tal modo i suoi lati più reconditi che gli permettono di non annoiarsi e soprattutto di non ripetersi. L’alpinismo tradizionale lo pratica lo stesso, ripetendo ed aprendo vie, fonte ulteriore di divertimento ed avventura. È da pochi giorni rientrato dall’ultima avventura in Patagonia.

 

 

ALDO LEVITI

 

Nato il 23-08-1950 a Frauenfeld Thurgau (Svizzera) da genitori emigranti di origine Valsuganota della frazione di Casetta comune di Bieno, Aldo Leviti conosce la passione per la montagna, appena l’età lo consente, in maniera del tutto naturale seguendo un proprio istinto. Il fatto di aver vissuto in mezzo ai boschi sulle pendici dei Lagorai ha spinto la sua curiosità al di là delle cime che sovrastano la frazione, verso le vette più alte. In giovanissima età, si esprime a proprio agio sulle vie dolomitiche che percorre, da capocordata, per la prima volta a soli 15 anni. Le prime salite di un certo rilievo, specialmente le prime solitarie e le prime invernali fanno notizia e interessano i giornali locali: la Guardia di Finanza gli offre di entrare nel Corpo Speciale degli Istruttori di alpinismo del Passo Rolle, cosa che gli ha permesso di affinare le capacità sciistiche. Nel 1975 diventa Maestro di sci, nel 1976 è Aspirante Guida Alpina e tre anni dopo Guida Alpina. Nel 1980 si impegna nei corsi di formazione per Guide Alpine come istruttore, attività tuttora svolta. È impossibile elencare la sua attività alpinistica, lo spazio disponibile ci è tiranno; tra le più significative: Direttissima parete Est e Parete Nord del Catinaccio, Parete Nord-Ovest Cima Terranova del Gruppo Civetta, Parete Sud del Pilastro di Roces della Tofana di Roces, Parete Sud-Ovest Cima Scotoni Gruppo Fanes, Parete Sud-Ovest Cima Fanes, Parete Sud Punta Penia Marmolada, Parete Sud Cima Larsei Sella, Parete Ovest Sass Pordoi, Parete Sud Piz Ciavazzes, Parete Sud prima Torre Sella, Parete Sud Torre di Roces, Parete Ovest primo contrafforte Mulaz. Una cinquantina di prime ascensioni sulle Pale di San Martino, decine di vie nuove nel Gruppo del Lagorai e tante altre prime ascensioni di difficoltà estrema.

Tra le sue imprese più significative vanno citate: la prima invernale al Pilastro

Nord-Est del Sasso Lungo, prima invernale alla Via Livanos sulla Parete Est del

Catinaccio, prima invernale alla Via Loredana sul Torrione Aurelia (Gruppo Sella).

Nel Gruppo del Bianco ha ripetuto le vie più difficili.

L’attività di Leviti non si è limitata alle Alpi, ma si è estesa anche alle montagne extraeuropee. Negli USA, California: El Capitan via del Naso, via Zodiac; Half Dome: via Regular; Washington Column: Via Regular, via the Prow in solitaria. Colorado: prima italiana al Naked Edge 5.11 a vista, prima italiana al Long’s Peak via D7 5.10, Black Canyon of Gunninson Via nuova “Val di Fiemme”.

In Patagonia: Aguja Marmoz via nuova. Himalaya: Partecipazione Spedizione Everest due tentativi senza ossigeno: il primo a quota 7500 metri, il secondo a quota 8500 metri. Spedizione alla Sud del Lhotse fino a 7300 metri.

Prime ascensioni assolute, prime invernali e prime solitarie sono il curriculum di questo alpinista: una serie impressionante di salite che lo qualificano non soltanto quale uno dei più validi alpinisti italiani bensì anche quale esempio tra i più significativi. Dotato di personalità vivacissima, si può affermare che Aldo dedica la sua esistenza alla montagna: lo fa da professionista con il suo lavoro di Guida Alpina e di Maestro di sci, lo fa per passione salendo sulle vette delle montagne più ardite e…oltre.

 

 

RENATO LORENZI

Renato Lorenzi, nasce il 7 ottobre 1962 a Rovereto ed attualmente abita con Daniela a Tierno di Mori. Si autodefinisce così: «…mi considero un montanaro che cerca di vivere la montagna per crescere dentro».

A circa 17 anni inizia ad arrampicare. Alpinista completo sia su roccia come su ghiaccio e misto, percorre molti itinerari estremi dapprima sulle Dolomiti poi in tutto l’Arco Alpino, infine in svariate parti del mondo: le mete più importanti raggiunte, negli ultimi anni, sono la Turchia, l’Alaska, il Perù, il Nepal e il Pakistan. In molte occasioni sale sopra i 6000 mt. e una volta persino sopra i 7500 mt. La sua passione per l’insegnamento lo porta, ben presto, alla qualifica di Istruttore regionale del C.A.I. e le tante esperienze in montagna lo portano a frequentare i Corsi per Guida Alpina.

A 25 anni Renato diventa Istruttore Nazionale di Alpinismo (I.N.A.).

Esperto sciatore ha sempre svolto la sua attività nel mondo dello sci e attualmente divide la sua professione di tecnico nella progettazione e nei test di attrezzatura per l’outdoor, con la gestione di un laboratorio di preparazione degli sci. È proprio questa passione che lo porta, ad esprimersi ad alti livelli in esplorazioni ed avventure di sci alpinismo. Ben presto diventa anche Istruttore Nazionale di sci-alpinismo (I.N.S.A.).

Negli ultimi anni, Renato Lorenzi, continua questo tipo di attività, anche con alpinisti e personaggi di primo piano e di rilievo della montagna, dello sport e del business e, “si butta” con l’entusiasmo di sempre nella sciata a tallone libero: il Telemark.

A maggio 2000 ha partecipato ad una spedizione internazionale nella regione himalayana del Garwal indiano salendo due cime, una di 6110 mt. e una di 5895 mt., in Telemark.

 

 

MANOLO (Maurizio Zanolla)

Maurizio Zanolla, conosciuto comunemente come “Manolo”, è nato il 16 febbraio 1958 a Feltre e risiede a Transacqua di Fiera di Primiero nel Trentino. Arrampica da quasi trent’anni, è Guida alpina e maestro d’arrampicata. È alpinista e arrampicatore valentissimo di razza rara, dall’inossidabile tenacia e personalità, sempre teso a difendere e custodire la propria cristallina visione della vita e a sviluppare e rinforzare il gusto per la ricerca e la sperimentazione personale al di fuori di ogni schema o regola imposta. È stato il primo italiano a superare l’8°, il 9°, il 10° e probabilmente l’11° grado ed è il primo arrampicatore dolomitico a portare queste difficoltà anche in montagna superando (già oltre vent’anni fa) alcuni fra i più famosi e temuti itinerari in completa arrampicata libera. È fra i pionieri dell’arrampicata sportiva mediterranea e conta al suo attivo un migliaio di nuovi itinerari. Ha arrampicato spesso slegato e in questo stile è arrivato in falesia fino al 10° grado. In montagna ha aperto anche qualche nuova via slegato. Nel 1990 è entrato a far parte del “NO LIMIT SECTOR TEAM” e proprio nello stesso anno diventa famoso al vasto pubblico televisivo in un programma di prima serata perché accetta la proposta di “scalare” alcuni famosi Palazzi, Castelli e Torri d’Italia. È un successo strepitoso per Manolo, che diventa subito un mito nella sua specialità. Ha scalato un po’ in tutto il mondo, dalle Alpi all’Himalaya alla Norvegia, dall’America alla Grecia. Nel 1998 esce dalle stampe delle Grafiche Artigianelli, un libro di Manolo “Arrampicare nel Primiero” in tre lingue italiano, tedesco e inglese. Il libro è un manuale prezioso, ricco di consigli tecnici, piantine con legenda, illustrazioni e spiegazioni di tutte le zone dove andare ad arrampicare. Nel 1997 Manolo apre per la prima volta in completa arampicata libera la via “Turini” e, negli immediati anni successivi, tutti gli altri itinerari allora esistenti, elevando così di molto le difficoltà tecniche originali. Manolo si muove in parete come in una danza, riesce a salire difficoltà limite di falesia anche su grandi pareti: è un rito, una passione travolgente che dura da trent’anni, di sicuro un “privilegio regalato” ad un arrampicatore da considerarsi fra i più forti al mondo e… forse il più “forte”!

 

 

MARCO ANGHILLERI

L’alpinismo italiano, grazie a Marco Anghilleri, ha varcato la fatidica soglia dell’anno Duemila con un’impresa senza precedenti: dal 14 al 18 gennaio 2000, Marco, rampollo di una famiglia di alpinisti, ha effettuato la prima scalata invernale in solitaria della parete Nord-Ovest del Civetta (3.218mt.), lungo la storica via “Solleder”. Fu tracciata nel 1925 dal grande alpinista tedesco Emil Solleder (1889-1931) con difficoltà di sesto grado in cordata con Gustv Lettembauer.

Con questo exploit da fuoriclasse, il ventottenne lecchese Marco Anghilleri del gruppo alpinistico “Gamma” è riuscito, alla grande, nell’impresa che si confonde ad un blitz: è sbucato in vetta con seri congelamenti dovuti alle temperature scese a venti gradi sotto zero. Il suo primo pensiero, via cellulare, lo ha rivolto a Giorgio Radaelli che nel ‘63 realizzò la prima invernale della Solleder con Ignazio Piussi e Toni Hibeler.

Ha ripetuto in un’altra grande impresa: in venti ore ha salito in solitaria la Vinatzer in Marmolada, la Solleder in Civetta e lo spigolo Nord dell’Agner. Quattromila metri di sesto grado di corsa!

Marco Anghilleri nasce a Lecco il 16 settembre 1972, luogo dove vive tuttora e dove svolge la sua attività lavorativa nell’azienda paterna, la ditta di articoli sportivi ANDE. Il padre Aldo, valente alpinista, si fece conoscere fra gli anni 60 e 70 per imprese di grande importanza: aperture di vie nuove e ripetizioni invernali o solitarie di pregio.

Marco ha effettuato decine e decine di ascensioni sull’arco alpino, molte di queste in solitaria e in inverno, in condizioni sicuramente fra le più esasperate a parere degli esperti. Si tratta delle più famose e classiche salite delle Alpi Occidentali, Centrali e Orientali. Per citarne alcune: via Bonatti al Gran Capucin, cresta Sud Aiguille Noire, Pilone centrale del Frenej, tutte al Monte Bianco, cresta del Leone al Cervino, Biancograt al Bernina, Nord del Roseg,Nord del Palù, Vinatzer, Don Chisciotte, Messner, ecc. Marmolada, spigolo nord dell’Agner Philipp-Flamm, Andrich, Aste, Ratti-Vitali, in Civetta. Comici in Lavaredo e molte altre.

Solo negli ultimi due anni ha potuto cominciare ad effettuare spedizioni extraeuropee, che lo hanno posto di fronte ad altri grandi progetti da realizzare. Una nel ‘97 in Tibet al Cho Oyu mt 8.201 dove purtroppo ha potuto raggiungere solo quota 7.500 a causa del maltempo. L’altra esperienza l’ha vissuta nel ‘99 nella Yosemite Valley in California, il regno indiscusso dell’arrampicata. Tutto è stato fantastico per la scoperta di un mondo verticale per lui nuovo e stimolante, grazie ad alcune ascensioni fra le quali: via del Nose al Capitain, Regoler Route all’Half Dome, la Steak-Salathè alla Sentinel Rock.

La sua più strepitosa impresa resta comunque l’ultima, la sopracitata Solleder in solitaria del gennaio 2000, compiuta in cinque giorni. Nel ‘92 prima ripetizione e prima invernale via degli Amici al Sasso Cavallo (6+ A3) due giorni, idem via Marino Stenico alla Cima Su Alto in Civetta (6+ A4) cinque giorni. Sempre nel ‘92 prima ripetizione free-soling della via dell’Anniversario in Medale (7°) 1 ora. Nel ‘93 prima ripetizione solitaria via Rebus in Medale (6C A3) 2 ore e mezza. Nel ‘94 prima ripetizione invernale solitaria via Aste in Civetta (6 A1) 4 giorni. Nell’anno 1997: Prima ripetizione e prima invernale via Sonia alle Pale di San Lucano (7° A2) 4 giorni. Prima ripetizione e prima invernale via dei Finanzieri Pale di San Lucano (6+ A2) 2 giorni. Prima ripetizione invernale solitaria via Olimpo in Marmolada (7°+) 3 giorni. Prima ripetizione invernale via Casarotto alla Cima Busazza in Civetta (7°) 3 giorni. Prima ripetizione invernale e prima solitaria via Casarotto 4ª Pala di San Lucano (6+) 2 giorni.

 

 

FRANCO NICOLINI

Nato a Lavis (TN) il 26.02.1960 e residente con la moglie Sandra e i due figli Elena e Federico a Molveno. Guida Alpina di professione e Istruttore di Soccorso Alpino. È un alpinista completo, fisicamente uno dei più preparati in tutti i campi: pratica l’arrampicata su roccia e su ghiaccio, alta montagna, corsa in montagna, sci alpino, scialpinismo, sci di fondo. Ha ripetuto circa 850 ascensioni su roccia e ghiaccio su pareti europee e extra europee e ha aperto vie sia nella Valle del Sarca che sulle scogliere del Garda che nel Gruppo di Brenta. Si è cimentato pure con l’alpinismo invernale, tracciandone cinque in prima assoluta nel Gruppo di Brenta.

La specialità di Franco Nicolini è la velocità e, per lui, diventa naturale correre da una cima all’altra del suo Brenta, sia d’estate che d’inverno.

Nel 1989 Franco sale in 13 ore, 15 Cime nel Gruppo di Brenta con difficoltà dal 4° al 5° grado. Nel 2000 in 12 ore sale 7 vie di V e VI grado (Disl. 3000 mt) Nel 1993 Traversa il Lagorai con gli sci d’alpinismo in 18 ore. Nel 1997 in 5 giorni sale 15 Cime del Brenta in condizioni invernali (ritorno tutte le sere in valle).

Spedizioni Extraeuropee: In Patagonia con l’apertura della via degli italiani sul Cumbre de Cuernos Central (1990), tentativo fallito a cento metri dalla vetta lunga la via Maestri al Cerro Torre (1993); Marocco nell’Alto Atlante con la ripetizione della via Francese al Pilier Cascahue; Cina nella Catena Est del Kun Lun Shan con l’esplorazione di alcune valli e il concatenamento di due nuove vette oltre i seimila metri. (1998), ancora in Cina l’anno dopo e sempre nel gruppo del Kun Lun Shan per la conquista di cinque vette inviolate e in compagnia di otto Guide Alpine trentine.

Nel 2002 Nicolini, con Mirco Mezzanotte, sale di corsa, senza ossigeno e portatori, il Cho-Oyu, è il suo primo ottomila sprint.

Nel 2003 ha tentato un altro ottomila: il Nanga Parbat. Purtroppo, a causa di un congelamento ai piedi ha dovuto rinunciare dopo essere salito molto in alto.

E non finisce qui perché il “vecchio Franz” non ha alcuna intenzione di fermarsi! E… continua a correre.

 

ELIO ORLANDI

Elio Orlandi è cresciuto alle pendici meridionali del Gruppo di Brenta, dove fin da adolescente si è formato ed avvicinato alla montagna aiutando il padre negli umili e duri lavori alpestri, verso il 1974 inizia con passione e predisposizione naturale la vera e propria pratica dell’alpinismo e dell’arrampicata. Dopo i primi anni di intensissima attività, nei quali ha l’opportunità di ripetere centinaia di vie in tutte le Dolomiti e sulle grandi classiche delle occidentali, inizia una sistematica apertura di vie nuove e sempre di estrema difficoltà, molte in solitaria e d’inverno. Impossibile compilare elenchi! È impressionante la sua attività! Alpinista forte e generoso, da anni cerca di praticare un alpinismo essenziale, impegnato nel vivere a fondo l’avventura, limitando i clamori, fatto possibilmente con mezzi propri e spirito libero e senza condizionamenti di sorta: semplicemente scegliendo più una naturale, sana e riservata ricerca nelle nuove realizzazioni invece di cedere alle esasperazioni, alle mode, alle convenienze e/o facili tendenze. Negli anni ottanta è in Patagonia, dove rimane ammaliato da quei picchi: per la difficoltà, l’arditezza ma soprattutto per la loro bellezza. Dall‘82, ogni anno è in quella terra lontana per aprire vie o ripeterne in prima assoluta sulle montagne "più difficili al mondo". 1986 Torre Centrale del Paine, "Magico Est" alla parete Est; ‘87  Torre Egger, "Titanic"; ‘89, "Otra Vez" alla parete Ovest; ’94 Cerro Torre, "Cristalli nel Vento" alla parete Ovest; ‘98 Torre Nord del Paine, "Spirito Libero" allo sperone Nord; 2004 Fitz Roy  "Linea di Eleganza" alla parete Nord-Est; tutte prime salite e in stile alpino. L’ultima grande via "Osa ma non troppo" sul Cerro Cota (Gruppo del Paine). Elio Orlandi è considerato uno dei maggiori alpinisti patagonici al mondo. E… continua a sognare!

 

 

ANGELO POZZI

 

Angelo Pozzi (Kocis) nasce nel 1956 a Mariano Comense dove vive con la moglie Rita e il figlio Emanuele. Fin da ragazzo scopre la montagna durante le vacanze estive. Nel 1973, iniziando da autodidatta, frequenta un corso di alpinismo e percorre itinerari sia di roccia che di ghiaccio lungo tutto l’arco alpino. Istruttore Nazionale di Alpinismo nel 1984, entra a far parte della Scuola Centrale di Alpinismo del CAI; nuove amicizie generano nuovi orizzonti, partecipa così alla sua prima spedizione nel 1986 in Patagonia dove con M. Boni, M. Sterni, C. Barbolini, M. Petronio e M. Rontini sale in prima assoluta la parete Nord del Fitz Roy. Dopo un tentativo nel 1989, torna in Patagonia nel 1993 dove, con gli amici C. Barbolini, A. Rampini , B. De Donà e M. Vighetti, apre una via nuova sulla parete Ovest della Torre Centrale del Paine, a cui segue la ripetizione della Torre Sud (Via A. Aste, J. Aiazzi, N. Nusdeo, V. Taldo) e della Torre Nord (Via Monzino). Nel 1991 è in Africa per salire con M. Boni, A. Pioli e A. Rampini il M. Kenya lungo il Couloir Diamond; mentre nelle Alpi e nelle Prealpi svolge un alpinismo di ricerca effettuando alcune nuove ascensioni e prime ripetizioni. È Direttore di Alpiteam, Scuola di Alpinismo Lombarda del CAI che, oltre a corsi classici nelle varie Sezioni, da anni svolge la sua attività in ambito sociale promovendo e realizzando corsi di alpinismo presso Comunità che si occupano di disagio giovanile (tossicodipendenza - criminalità). Durante uno di questi corsi, in collaborazione con la Commissione Cinematografica del CAI, è stato prodotto un film dal titolo Il Silenzio dentro. Scrive articoli e partecipa a conferenze raccontando il "suo vissuto", sia in ambito alpinistico che sociale.

 

IVO RABANSER

Ivo Rabanser, gardenase di Santa Cristina, è stato uno dei più giovani alpinisti ammessi a far parte del Club Alpino Accademico, a soli ventitre anni, nel 1983.

Ha compiuto circa 450 salite di cui 97 prime ascensioni, 7 prime invernali (di pareti Nord) ed alcune prime solitarie.

La sua attività alpinistica è iniziata all’ età di 11 anni, scalando per la prima volta la cima del Sassolungo con il padre e compiendo in seguito numerose altre salite di III e IV grado. Dal 1985 ripete numerosi itinerari classici delle Dolomiti: La via Vinatzer, via dell’Ideale e Tempi moderni in Marmolada, la via Cassin e Carlesso alla Torre Trieste, la via Aste e la via Solleder alla Civetta, la via Comici, Cassin e Hasse alla Tre Cime di Lavaredo, la via Soldà e la via Messner al Sassolungo, le storiche vie di Vinatzer, ma anche salite sulle Alpi Occidentali come al Pizzo Badile, il Gran Capucin, ed altre ancora, creando da subito un forte legame con l’alpinismo storico.

Non disdegna inoltre le salite su ghiaccio: Ortles, parte N, Cervino, parete N, Grossglockner, parete N, ecc.

Nel 1986 inizia l’attività esplorativa vera e propria, a partire dalla pareti di casa, sulle Dolomiti Gardenesi. Tra le prime ascensioni di maggiore rilievo ricordiamo: Furchetta, via del Tempo (800 m; VI+), Steviola, diretta Luca Demetz (350 m; VI+), Meisules dla Biesces, via Franz (350 m; VII-) e Maghi i Maghetsch (300 m; VII+); Sassolungo, Monumento (1050 m; VII e A2), Linea Gotica (1000 m; VII-), Pilastro Tschucky (1100 m; VI+), Principessa di cuori (1000 m; VII-); Salame, Hypersalame (350 m; VII-) e Salame piccante (350 m; VII); Catinaccio, via della Ganes (500 m; VII-) e via dei Gardenesi (250 m; VI+ e A1); Piccolo Dain, Freccia nel cielo (350 m; VI+ e A1) e Vecioti e Zovenotti (350 m; VII- e A1).

L’alpinismo di Rabanser è da un lato saldamente legato alle radici storiche e ideali dell’alpinismo, e dall’altro tutto proteso in una ricerca del bello (gli studi d’arte hanno lasciato il segno...), che lo spinge senza tregua a ricercare, scoprire e modellare l’itinerario — come una scultura — tra le pieghe delle montagne.

 

 

GIACOMO STEFANI

Giacomo Stefani, nato nel 1952 a Tignale (BS), sul Lago di Garda, sposato con Gigliola nel 1980, ha 2 figlie, Carolina e Francesca di 19 e 16 anni. Attualmente risiede a Brescia in via Val di Fiemme 13. Da quando ha iniziato ad arrampicare, ha sempre cercato di scalare le vie più difficili del momento, alcune addirittura in arrampicata libera. È difficile elencare le tante vie da lui ripetute, quindi ci limitiamo a segnalarne le più importanti: Scotoni, Vinatzer in Marmolada, Aste e Pilastro dei Francesi al Crozzon di Brenta, Cassin alla Cima Trieste (Civetta) ed al Badile, nei primissimi anni 70... poi al Bianco... Cassin alla Walker, Pilastro Rosso, Pilier Gervasutti e Gugliermina, infine le vie più moderne dei Piola.

Negli anni 80 ancora vie in Dolomiti cercando di salire in “libera” le vie dure in Marmolada (Messner, Schwalbenshanz, Tempi Moderni ecc.).

Ultimamente ancora ripetizioni di vie classiche (Scotoni, Comici alla Grande, Andrich alla Civetta, Soldà in Marmolada) sempre in arrampicata libera.

Nel 1978 Stefani compie un’impresa eccezionale ripetendo in invernale una delle vie più difficili delle Dolomiti e delle Alpi: il Pilastro di Mezzo al Sass de la Crusc per la via Messner. Suo compagno di corda il fortissimo Sergio Panzeri con il quale compie la stragrande maggioranza delle sue ascensioni. Altre prime ripetizioni invernali... significativa la salita del Diedro Mayerl ancora al Sass de la Crusc, in cordata ancora con Panzeri, con il quale ha un profondo legame di amicizia e con il fratello Alberto, compagno di corda in tante prime ascensioni; la via Buhl sulla Cima Canali, ecc.

Giacomo è un uomo dotato di grande umiltà e caparbietà, specialmente nel continuare ad allenarsi, sfruttando il poco tempo disponibile rubato al suo lavoro e alla famiglia; la grande passione per la montagna lo porta ancora, con grandi soddisfazioni, a percorrere le montagne con gli sci di alpinismo oppure lungo pareti vertiginose e ripide cascate di ghiaccio.

 

 

GIULIANO STENGHEL (STEN) 

Giuliano Stenghel (Sten) è un alpinista che ama le montagne e le grandi salite in roccia, è stato un vero acrobata delle ascensioni, che dice di preferire a volte l’avventura dietro l’angolo di casa, e intanto fa salite mozzafiato su difficilissime pareti anche non di moda: trent’anni di passione, nel 1978 diventa Istruttore Nazionale d’alpinismo, poi A. Guida alpina e da qualche anno è Istruttore Emerito del CAI, qualcosa come duecento vie nuove, ripetendone altre già aperte, con difficoltà estreme ma soprattutto moltissime prime ascensioni solitarie e sempre “di corsa”. Nel mondo alpinistico è considerato “maestro del friabile” per la capacità di muoversi su rocce difficili ed estremamente friabili anche con poche protezioni.

Nato a Rovereto nel ‘53, Giuliano Stenghel ha realizzato, con l’aiuto dei migliori amici, un’impresa davvero eccezionale nel mondo dell’impegno sociale: L’Associazione umanitaria Serenella-Onlus, che ha come scopo preciso la solidarietà verso i bambini bisognosi. Nel 1998 Giuliano, con alcuni amici alpinisti, promuove “Alpinismo e solidarietà”. Per gli amici Giuliano Stenghel è semplicemente Sten, un uomo estremamente generoso, di una simpatia comunicativa dirompente.

Risiede attualmente a Villa Lagarina, alle porte di Rovereto, con la moglie Nicoletta e le figlie Chiara e Martina.

Alla prima moglie, Serenella, morta prematuramente, ha intitolato l’Associazione umanitaria. Giuliano è anche un fecondo scrittore, ricordo Lasciami volare (1995), La Casa del cielo (1996), Il Dito di Dio (1998), Se il sole sorge della figlia Chiara (1999), Grazie di cuore (2000), Il Grido del Gabbiano (2001) e il Garda verticale (ristampa de Il Grido del Gabbiano [2002]) scritti a quattro mani con Fausto Camerini, l’Opuscolo di Serenella e l’ultimo Le Primule Rosse (2002). E questi libri sono serviti per la sensibilizzazione del messaggio dell’Associazione Serenella e per raccogliere offerte che sono state interamente devolute a «chi non ha ciò che noi abbiamo».

“Sten” è stato anche protagonista del film a due puntate prodotto dalla RAI: Il Salto delle Streghe, e nel 1998 ha diretto e prodotto il suo primo cortometraggio, Il Bimbo.

 

 

 

 

MARIO TRANQUILLINI

Mario Tranquillini è nato alpinisticamente piuttosto tardi; ha frequentato il primo Corso di alpinismo all’età di 28 anni. Suoi istruttori sono Marino Stenico, Graziano Maffei (Feo), Sergio Martini, Mariano Frizzera. Subito Mario si rivela dotato per l’arrampicata e compie numerose arrampicate anche di estrema difficoltà in tutto l’Arco Alpino. Con Martini e Leoni apre diverse vie nuove sulle Dolomiti formando una delle cordate più forti; negli stessi anni si dedica anche allo sci da fondo partecipando a molte gare. La sua passione all’insegnamento lo porta a collaborare a moltissimi Corsi di Alpinismo questa volta con la qualifica di Istruttore Nazionale; con Donato Ferrari “Tello” è uno dei fondatori della Scuola di Alpinismo e Sci-Alpinismo “Prealpi Trentine” della SAT. Mario, uomo di “compagnia” e vero trascinatore, è il principale artefice dell’ideazione della via attrezzata Monte Albano (’75-’76) e della via attrezzata “Rino Pisetta” sul Piccol Dain delle Sarche (’82-’83). In quest’anno entra a far parte del Club Alpino Accademico Italiano C.A.A.I. e per oltre trent’anni è membro attivo del Corpo Soccorso Alpino della SAT con numerose e impegnative operazioni di recupero e salvataggio di persone infortunate. Ancora oggi partecipa come Istruttore ai Corsi di Alpinismo e Sci-Alpinismo della Scuola di Rovereto e di Arco.

Nelle sue serate si presenta con la sua notevole attività alpinistica ma soprattutto ama farci conoscere la sua vera passione-missione: da molti anni trascorre lunghi periodi, come volontario, in Tanzania, Burundi e Kenya, dedicandosi alla costruzione di scuole, dispensari, orfanotrofi, case, pozzi e quant’altro necessario in quei Paesi tanto poveri. Durante la sua permanenza in Africa è salito in vetta anche al Kilimangiaro.

È il ritratto di Mario Tranquillini, forte alpinista. Sciatore, baritono del Coro “Bianche Zime” di Rovereto ma soprattutto uomo leale e generoso che ha scelto di dedicare gran parte della sua vita al “sociale” e in particolare agli “ultimi”.  

 

 

 

 

FERRUCCIO VIDI

Ferruccio Vidi nasce nell’anno ‘54, attualmente abita a Madonna di Campiglio con la moglie Elisabetta e la figlia Camilla. Inizia a scalare giovanissimo e a vent’anni è già Aspirante Guida Alpina. Dal 1976 ha sempre praticato l’attività di Guida principalmente nel Gruppo di Brenta e nel Gruppo Adamello Presanella con qualche sporadica uscita negli altri Gruppi Dolomitici. Nel 1979 è Guida Alpina e soltanto due anni dopo Istruttore: in simbiosi con la sua passione insegnerà per quasi vent’anni ai Corsi per Guide. La sua professione è “un male di famiglia”; Ferruccio Vidi, per gli amici “Ferro”, discende da una famiglia di Guide Alpine: il nonno Gustavo fu una delle prime Guide dell’Adamello, Presanella e Brenta, Socio fondatore della SAT, partecipò alla prima riunione del costituente sodalizio e fu fondatore della Società di Mutuo Soccorso. (l’attuale Soccorso Alpino). Il fratello Walter è attualmente il Presidente del Collegio trentino. “Ferro” non si limita a ripetere le vie più difficili (moltissime con clienti) ma, “volerà oltre”, per aprire itinerari di grande difficoltà. Le sue più belle realizzazioni:

Una ventina di vie nuove nel Gruppo di Brenta con i compagni Salvaterra, Preti, Ferrari, Giudicati, Burrini, Caola, Daldoss, Bonapace,Vidi, Bettoni, Reybaudi ecc.

Da segnalare, nel Gruppo del Monte Bianco, il Pilone Centrale di Freney, lo Sperone Frendo, il Gran Capucin per la via Bonatti, la Traversata del Monte Rosa e tante altre.

Esperto sciatore, giovanissimo è Maestro di sci (1975) e ben presto uno specialista dello sci alpinismo. Notevole l’attività extraeuropea: nel 1978 sale l’Anapurna Fang, nel 1980 è sui monti dell’Atlante in Marocco per salire il Toubkal. Tre anni più tardi vuole scoprire le vertiginose pareti granitiche della Yosemite Valley in California. Nel 1987 è nel Caucaso, lo stesso anno nel Laddak, poi nel Pamir per vincere una Cima inviolata che chiamerà Pik Mattia. Nel 1991 in Patagonia compie la traversata dalla Torre Standhardt alla Punta Herron per una via nuova.. Nel 1993 ancora in Patagonia e nel 2002 in Himalaya per il Cho Oyu. Molte le spedizioni extraeuropee accompagnando clienti lungo trekking in diverse parti del mondo: Laddak (1987), Tibet (1990), Patagonia (1993). Nel 1993 compie la traversata Laddak-Zanskar.

Vidi, in circa trent’anni d’attività, ha aperto e ripetuto moltissime vie. È una delle Guide Alpine più preparate di tutto l’Arco alpino, a tutt’oggi riesce ad accompagnare i suoi clienti su qualsiasi itinerario e in massima sicurezza.

Ferruccio è un alpinista che ci insegna come prima di essere grandi alpinisti sia importante essere uomini semplici, leali e da un grande cuore.

 

 

 

DANNY ZAMPICCOLI

Prima Guida alpina del Basso Sarca, Danny Zampiccoli comincia ad arrampicare ancora molto giovane iscrivendosi nella primavera del ‘83 al Corso Roccia di Arco. Il richiamo del verticale è talmente forte che subito esprime la sua grande passione ripetendo le vie più difficili della Valle del Sarca, talune persino in solitaria. Il desiderio di andare oltre lo porta ad aprire nuovi itinerari con una mentalità alpinistica d’avanguardia; infatti le rocce particolarmente impegnative della Valle del Sarca e delle scogliere del Garda diventano terreno fecondo per la sua creatività.

Negli anni a seguire ‘83 e ‘89 realizza più di trecento salite su roccia sulle montagne lungo tutto l’arco alpino e quasi tutte di difficoltà estrema. Questo intenso periodo di attività è coronato con il superamento dell’esame di Guida alpina.

Ma l’attività di Danny va ben oltre: intraprende numerose spedizioni tra le quali sono da ricordare quella insolita sulle montagne australiane del 1985 e quella in Alaska del ‘91 dove assieme a Fabio Leoni, Mario Manica, Giuseppe Barattoli, Fabrizio Defrancesco e Paolo Borgonovo apre la diretta italiana sul Mont Dikei, la prima via aperta su roccia da una cordata italiana.

Nel ‘92 Danny, con l’amico Fabio Leoni, è in Patagonia nel gruppo delle Torri del Paine per aprire le vie Il volo del Condor, poi il Cerro Catedral e Adrenalina verticale dove per la prima volta viene raggiunta l’anticima della torre Nord del Paine. Sempre negli anni Novanta intraprende numerose spedizioni negli stati Uniti nella Yosemite Valley in California con l’apertura di molte vie e nel Canada nel gruppo del Fior di Lotto.

La grande attività extraeuropea di Zampiccoli lo portano a vincere nel 1995 il premio Paolo Consiglio (Premio per la migliore spedizione dell’anno).

Danny è un arrampicatore straordinario, dotato di grande esperienza e determinazione, doti che gli hanno permesso di superare itinerari su roccia di altissima difficoltà; è anche un alpinista completo e, soprattutto, uomo sensibile e generoso verso chi è in condizione di grande povertà.

Dal gennaio 2000 gestisce con entusiasmo il rifugio Damiano Chiesa sul monte Altissimo (Gruppo Baldo).

 

 

 

 

Associazione

Notizie

Progetti

Appuntamenti

Libri

Serenella & Amici

Contatti